Ultima modifica: 14 Luglio 2022

A scuola Noi siamo Pari

a cura di Elena Bottoni
Ins. Referente Pari Opportunità del Circolo
bottoni.elena@scuolecarduccilivorno.edu.it

La nostra scuola ormai da diversi anni sta rivolgendo un’attenzione particolare al tema dell’Educare alla Parità.

Cosa vuol dire Educare alla Parità?
Parità non vuol dire essere uguali, ma godere delle libertà di essere diversi

(G. Priulla, C’è differenza. Identità di genere e linguaggi: storie, corpi, immagini e parole, Franco Angeli, 2013, p.29).

Parlare di pari opportunità a scuola non significa negare le differenze biologiche, indiscutibili tra uomini e donne, ma essere in grado di riconoscere ciò che non è ascrivibile al dato biologico, ma piuttosto relativo al dato culturale. Laddove il dato culturale influenza negativamente le opportunità di bambine e bambini, limitando le loro scelte a causa del prevalere di stereotipi o retaggi sessisti, crediamo che la scuola abbia l’obbligo di agire perché questo divario venga colmato (L.107/2015 art.1 c.16; Linee Guida).

Per questa ragione abbiamo creduto e crediamo importante proporre occasioni di formazione e riflessione concrete, con partecipazione ad eventi, sul tema dell’Educazione alla Parità per sensibilizzare, informare e formare insegnanti, genitori, alunni e alunne.

Diverse sono state le azioni messe in atto in questi anni.

1) Una didattica che ha rivolto un’attenzione particolare all’uso del linguaggio di genere, utilizzando quelle declinazioni al femminile che la nostra lingua prevede.
Che sia importante partire dal linguaggio ce l’hanno insegnato Alma Sabatini e, in tempi più recenti, Cecilia Robustelli. Il linguaggio non è solo forma, ma sostanza delle cose: ciò che si dice, esiste.
Se le nostre grammatiche italiane prevedono la declinazione femminile dei nomi secondo precise regole, è corretto utilizzarle. Se a noi tali forme possono suonare strane, perché insolite, poco usate, questo non significa che siano errate. Usiamo quindi parole come “sindaca”, “ingegnera”, “ministra”, “scienziata”, “ricercatrice”. Utilizzare queste parole, farle entrare nel nostro vocabolario, nell’uso comune, può significare anche legittimare i sogni delle nostre bambine.

2) Abbiamo cercato di trattare le pari opportunità trasversalmente a tutte le discipline. Non abbiamo creduto e non crediamo infatti che le pari opportunità costituiscano un percorso separato del nostro curricolo scolastico, un argomento del programma, ma crediamo piuttosto che educare alla parità significhi rivolgere uno sguardo attento, quotidiano ad ogni momento della vita scolastica.

3) Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al ruolo delle donne nella Storia, molto spesso marginalizzate nei nostri sussidiari. Si è cercato di ridare loro un nome, un volto, una storia con approfondimenti e ricerche soprattutto su singole personalità della storia antica ma anche di quella più recente.

4) In questi ultimi due anni abbiamo cercato di riflettere anche sulla toponomastica della nostra città. Ci siamo accorti che quasi tutte le strade, come accade in tutte le città italiane, hanno un’intitolazione al maschile. Seguendo quanto da anni è stato fatto dal gruppo “toponomastica femminile”, con alcune classi della nostra scuola e con alcune classi di scuole secondarie di primo grado del territorio, abbiamo portato la questione all’attenzione del sindaco e della vice sindaca. Grazie all’iniziativa e alla collaborazione della consigliera e presidente dell’VIII Commissione Barbara Lenzi, siamo riusciti a far discutere in consiglio comunale la proposta che fosse posta una maggiore attenzione alle prossime intitolazioni. Da questo momento, abbiamo iniziato a trattare e ad approfondire diverse personalità femminili della nostra storia contemporanea. Tra queste, Teresa Mattei, alla quale è stata intitolata una via, grazie anche alle nostre sollecitazioni.

5) Abbiamo creato all’interno della Biblioteca del plesso Carducci, una Biblioteca di settore sul tema delle Pari Opportunità, grazie alla quale, le insegnanti e gli insegnanti potranno avere a disposizione libri, albi illustrati che presentano modelli di femminile e maschile non stereotipati. Tutto questo nell’intento di offrire, anche attraverso i libri, dei modelli alternativi (ad esempio modelli differenti al cavaliere coraggioso per i maschi, alla principessa bella e fragile per le femmine).

6) Uno sguardo attento è stato rivolto anche alla scelta dei libri di testo. Se è vero infatti che in questi ultimi anni la produzione della narrativa per bambini e bambine ha visto la nascita di collane e singoli testi dedicati alla costruzione di una cultura paritaria, l’editoria scolastica è rimasta invece immobile e le proposte, da questo punto di vista risultano ancora inadeguate. Le riflessioni e le criticità emerse nelle ricerche di Irene Biemmi relative agli anni 1998-2002 purtroppo sono ancora attuali. Tali modelli spesso sembrano non tener conto o quasi di una realtà che è ben oltre i modelli proposti sul testo scritto. La scelta dei libri spesso per questo è risultata difficile e poco soddisfacente e le insegnanti sono state costrette ad integrare nel corso dell’anno la proposta didattica con altri testi

Educare alla parità bambini e bambine, ragazzi e ragazze, significa dunque orientare e educare al rispetto, cercare di indirizzare le loro scelte di studio secondo le loro inclinazioni e i loro talenti e prevenire, in questo modo, anche fenomeni di discriminazione e violenza possibili futuri.